Susanna Antico professione non improvvisazione


KortrijkShDet - Night

Susanna Antico professione non improvvisazione

ARCHITETTO, LIGHTING DESIGNER, DA SEI MESI PRESIDENTE DI APIL 
PER LA SIGNORA DELLA LUCE ITALIANA, ATTUARE UN PROGETTO SIGNIFICA RIUSCIRE A VENDERE UN SOGNO E POTERLO REALIZZARE, MA PURTROPPO SONO TROPPI I PROGETTI A CURA DI PROFESSIONISTI NON COMPETENTI IN MATERIA DI LIGHTING DESIGN

Susanna Antico, com’è avvenuto per lei il passaggio da architetto a lighting designer?

In seguito a un lungo lavoro di ristrutturazione di un edificio di grande valore storico e artistico. Il lighting designer era l’unica figura non prevista e questo ha penalizzato il risultato finale del progetto. In quell’occasione il confronto, affinché le cose andassero diversamente, non ha avuto successo, ma ho capito che il mio essere architetto era proprio quello che mi serviva per diventare un buon progettista d’illuminazione. Da sempre, la capacità della luce di cambiare l’aspetto del luogo e dello spazio mi ha affascinato. Dopo quell’esperienza ho deciso che avrei fatto il progettista dell’illuminazione degli spazi.

Un progetto che più le ha dato soddisfazione?

Mi è successo una decina di anni fa. La committenza pubblica aveva la necessità di creare nel centro storico un ambiente accogliente e confortevole. Ma sbagliava metodo: continuavano a sostituire gli apparecchi, mantenendo la posizione e cambiando potenza o sorgente, nonché intervenendo sempre sulle stesse strade principali e non su un’intera zona e, soprattutto, non su piani distinti. Un errore commesso da molte amministrazioni. In quell’occasione fummo ascoltati e fu compreso quale fosse il valore aggiunto dell’avere nel gruppo di progetto un lighting designer. È stato faticoso, ma la soddisfazione è stata grande.

Attuare un progetto significa dunque riuscire a vendere un sogno e poterlo realizzare. E se il concetto si estende al risultato finale, non per nulla scontato, è possibile comprendere cosa significhi provare una grande soddisfazione.

Antico, quali sono i suoi obiettivi di neo presidente APIL? Ha già elaborato un programma d’iniziative e proposte, anche alla luce della nuova legge 4/2013 sulle professioni non organizzate?

Il mio principale obiettivo è quello di trasformare APIL nell’associazione di riferimento per i progettisti italiani, un luogo dove sia possibile scambiare opinioni, difendere la professione e la cultura del progetto. Nonostante la crisi delle associazioni e le difficoltà, penso che solo un gruppo consolidato riesca a raggiungere traguardi importanti anche a livello istituzionale. In merito alla legge 4/2013 proseguiamo nella sua diffusione con la speranza di riuscire a passare alla seconda fase, quella riservata alle associazioni che “… autorizzano i propri associati a utilizzare il riferimento all’iscrizione all’associazione come marchio (o attestato) di qualità e di qualificazione professionale …”. Questo comporta molto lavoro, anche di formazione, nonché alimentare sempre più uno spirito di sana competizione, collegialità e obiettivi comuni tra tutti i lighting designer, discutendo e scambiandosi informazioni; tra di noi non deve esserci il timore della concorrenza. È in crisi la cultura nel nostro Paese, e chi regala o svende il progetto non può certo essere considerato un collega o un membro della nostra Associazione.

Leggi l’articolo completo su LUCE digitale

[one_half]

[cml_media_alt id='752']Hasselt - Blauwe boulevard - Perla[/cml_media_alt]
Hasselt – Blauwe boulevard – Perla
[/one_half]

[one_half_last]

[cml_media_alt id='753']KortrijkGlobaleender[/cml_media_alt]
KortrijkGlobaleender
[/one_half_last]

Precedente Il poliedrico mondo di Ugo La Pietra l'umanista eretico
Prossimo Hervé Descottes un francese a New York