Incontro con Mary Ann Hoag al Guggenheim


Vista dell'allestimento per "Alberto Burri: The Trauma of Painting", October 9, 2015-January 6, 2016, Solomon R.Guggenheim Museum. (Photo: David Heald © Solomon R. Guggenheim Foundation)

Da venti anni Lighting Director dell’opera di Frank Lloyd Wright,  tra le più importanti architetture del XX secolo

 

Mary Ann Hoag è la Lighting Director dello storico Guggenheim Museum di New York.  Parla con affetto ed entusiasmo della bellezza e del carattere unico di questo edificio in cui lavora da 20 anni. “È impossibile lavorare qui e non pensare a Frank Lloyd Wright, il suo concetto di museo è una presenza costante. Alcuni dei designer che lavorano qui cercano di contrastare le sue particolari caratteristiche, ma i migliori sono quelli che abbracciano le sue stranezze e ci lavorano assieme”.
Il Guggenheim è stato inaugurato nel 1959, sei mesi dopo la morte di Wright che aveva una visione precisa di come l’arte dovesse essere visualizzata e come il museo andasse visitato: con grande quantità di luce naturale. “È un posto speciale, con molte potenzialità e molti ostacoli, ogni mostra è come ripartire da zero, piegando ogni funzione espositiva con i severi vincoli dell’edificio, la cui particolare architettura crea le regole per quanto riguarda la progettazione e l’illuminazione”.
Tante sono le sfide, dai muri ricurvi all’inedita galleria a spirale, con un soffitto di meno di tre metri che cambia salendo i piani e richiede particolare attenzione all’allineamento e alla posizione dei dispositivi d’illuminazione. Ma la più grande è il lucernario a cupola, iconico, dominante: gestirne l’intensità della luce naturale in modo che l’arte sia visibile,  è molto difficile, e fu infatti tenuto completamente oscurato per anni.
“In un certo senso Wright non si preoccupò molto dell’effetto che la luce naturale produceva sulle opere d’arte che sono spesso vulnerabili soprattutto con alcuni colori e supporti.  Nel 2013 abbiamo lavorato con Matthew Tanteri, specializzato in luce naturale, ci ha suggerito due schermi translucidi sopra la cupola per ottenere un effetto il più uniforme possibile, anche se la luce in certi  momenti può sembrare un po’ grigia  in alcune ore del giorno o dei mesi; ma come sempre succede al Guggenheim devi accettare questa particolarità anche che se rende il mio  lavoro più difficile.  Mi piace creare un look per ogni mostra che rimanga il più possibile inalterato, voglio una consistenza che a volte ottenere è difficile. Il crepuscolo è il momento peggiore per quanto riguarda la luce, perché non ha definizione, quello migliore è la notte quando abbiamo solo la luce artificiale.  Negli altri lucernari originali posti lungo le gallerie della rampa, non più utilizzati da tempo, abbiamo utilizzato tubi fluorescenti T5 3500 kelvin”.

 

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