PAUL BEALE: “LASCIAMO LAVORARE LA LUCE”


Paul Beale

Il vostro approccio alla luce è caratterizzato da due aspetti: diversità e innovazione. Può raccontarci che significato hanno queste parole per Electrolight?
Quando ho avviato Electrolight nel 2004, il lighting design come professione a sé stante era molto meno diffuso in Australia rispetto a quanto lo sia oggi. Per questa ragione molto pratica ho cercato di mantenere la nicchia del lighting design professionale  più ampia possibile. Questo approccio ci accompagna ancora adesso; se ti guardi intorno ci sono molte  possibilità di fare grandi cose con la luce. Illuminare un ospedale o un ufficio è una sfida stimolante almeno quanto decorare un ristorante o l’ingresso di un hotel. Noi cerchiamo sempre di fare la differenza con il nostro lavoro e la diversità ci mantiene “vivi”. In termini d’innovazione, guardiamo le caratteristiche specifiche di ogni progetto, anche se sono già stati fatti lavori analoghi in passato. Il nostro stile  è quello di fare di più con meno e lasciare  che sia la luce a lavorare per noi. Raramente indichiamo apparecchi costosi, a meno che non ci sia una buona ragione (di solito si tratta di ragioni tecniche). Se si conosce profondamente la luce e gli strumenti disponibili, possono essere facilmente raggiunti traguardi importanti. Impiegare un lighting designer professionista non dovrebbe essere un onere aggiuntivo per il progetto; il costo della parcella viene molto spesso compensato dai risparmi sui costi energetici ottenuti, perché un buon lighting designer sa dare vita a qualcosa di magico anche con mezzi semplici.

Nei vostri lavori a volte le sorgenti luminose sono invisibili (Bourke Street or 171 Collins Street), altre volte sono molto visibili (Melbourne Design School or Crown Casino). Questo è connesso al tipo di progetto o ad un’idea dell’architetto?
Normalmente seguiamo le direttive dell’architetto quando si devono prendere le grandi scelte sull’opportunità o meno di mostrare o nascondere le sorgenti luminose. Il nostro ruolo nel processo di progettazione è quello  di rivelare l’architettura nel miglior modo possibile e per fare questo dobbiamo prima cercare di acquisire una solida conoscenza del concetto che sta alla base del progetto di architettura. Una volta compreso l’edificio o lo spazio, possiamo lavorare con  lui  per sviluppare un concept illuminotecnico che sia complementare e rafforzativo dell’architettura. Rispettare il racconto che sta dietro il progetto rappresenta il passo più importante nel nostro processo progettuale; una volta fatto questo, selezionare gli elementi illuminanti, visibili o nascosti che siano, è semplice.

Che tipo di relazione, voi e il vostro team, instaurate con gli architetti e gli interior designer?
Abbiamo un rispetto assoluto per gli architetti e gli interior designer che collaborano con noi. Comprendiamo bene che il nostro ruolo è quello di rendere il loro edificio il più bello possibile, indipendentemente dall’ora in cui viene osservato. Detto questo, la relazione funziona solo quando il rispetto va nelle due direzioni; a volte dobbiamo essere determinati sulle dimensioni, il posizionamento delle sorgenti e sulla selezione dei materiali da impiegare. Spesso costruiamo piccoli prototipi degli elementi che vogliamo utilizzare per illuminare li usiamo per mostrare all’architetto  perché  per ottenere il miglior effetto per il suo progetto,  abbiamo scelto quella specifica soluzione. Di solito, lavoriamo molto bene con i nostri amici architetti e interior designer.

 

Leggi l’intervista completa su LUCE digitale

Precedente LO STUDIO DI RTL 102.5 SI ILLUMINA DI LUCE GEWISS
Prossimo Atelier à parfums