APIL LIGHT TALK


LE CITTÀ E I LED… IL 21 FEBBRAIO 2017

 

APIL, l’associazione dei professionisti che operano nei diversi e ampi campi della luce fondata nel 1998 e iscritta agli elenchi delle associazioni professionali (Legge 14 gennaio 2013, n.4), a seguito dalle numerose richieste di spiegazione ricevute come eco alla puntata dello scorso 9 gennaio su Rai 3 del programma di approfondimento sull’attualità “Presa Diretta”, condotto da Riccardo Iacona e in cui si è parlato delle luci nelle città con un reportage di Lisa Iotti, ha organizzato un primo incontro di approfondimento sul tema dal titolo “Illuminazione urbana: con i LED più o meno inquinamento luminoso?”.
L’appuntamento è a Milano, presso la sede di APIL in Foro Bonaparte 65, il prossimo 21 febbraio dalle 18.00 alle 20.00, con la formula del Light Talk tra il presidente dell’Unione Astrofili Italiani Mario Di Sora, il lighting designer e membro di APIL Pietro Palladino e il rappresentante di ARPA Veneto Andrea Bertolo. Risponderanno alle domande poste dalla presidente di APIL Susanna Antico e, nella seconda parte dell’incontro, alle domande del pubblico in sala.
Spiega APIL nell’invito: “la luce è materia complessa, capace di influenzare a livello biologico il benessere fisico e psicologico dell’uomo legato all’ambiente in cui viviamo. Nello specifico dell’inquinamento luminoso e delle modalità con cui costruire la scenografia luminosa delle nostre città, il punto non risiede solo nel confinare la luce verso il basso, o almeno non in tutti i contesti urbani, ma, piuttosto, nel realizzare un progetto generale della scenografia notturna che s’intende conseguire”.

Tema in Italia sempre di attualità, con ampia pubblicistica e polemiche – in particolare nel passato, con conseguenti leggi regionali, ecc. –, che la trasmissione di Iacono ­–­ giornalisticamente da non suggerire quale case history nelle scuole di giornalismo per la parzialità delle voci in campo –, pur supportata dai dati della rivista Science Advances secondo cui l’80% della popolazione mondiale vive sotto un cielo di luce artificiale – eppure la vita dell’uomo sul pianeta è migliorata e si è allungata di decenni da quando la stessa era “buia”, in tutti i sensi, come ci ha ben spiegato Jacques Le Goff nei suoi numerosi ottimi libri, e se è vero che 8 italiani su 10, come ci è stato detto, non possono più vedere il cielo stellato, spiace che lo stesso sguardo non sia altrettanto rivolto alla lettura più terrena di libri, viste le percentuali ormai da “medioevo” di lettori nel nostro Paese –, ha riportato al confronto e all’approfondimento.
Un confronto che APIL, con il suo incontro a Milano, vuole ricondurre su un binario meno gridato, più professionale e articolato, come sempre si dovrebbe fare – e il tema lo merita – soprattutto in un paese ricco di bellezza e storia in cui la luce, se pensata e creata con talento, può svolgere un importante ruolo di valorizzazione dei nostri spazi urbani e non solo – come studi e ricerche provano da tempo –, per un miglior benessere o salute nelle scuole, ospedali, luoghi di lavoro, ecc.

E a proposito di scenografie di luce, che siano per un ambiente urbano o per un’opera teatrale o per una mostra in un museo, esse dipendono, come sappiamo, da molte variabili: dalla storia della città e dalle sue architetture, dal periodo e ambientazione di quando è stata composta, dal pensiero del regista, o dalla storia del museo, dalle opere esposte o da esporre.
Lo stesso per le nostre città.
Per lo spazio urbano, infatti, spiega APIL, dipende “dalle strategie della città o della sua Regione, dal Piano regolatore, dal modo di vivere, dal tipo di ambiente, dalle risorse a disposizione e così via”. E la sintesi è di grande chiarezza: “La tecnologia non si può sostituire al progetto, è il modo in cui viene applicata la tecnologia che fa la differenza, che permette di ottenere un buon risultato”.
Di pochi giorni fa, peraltro, anche la pubblicazione di una ricerca Censis per Gewiss sull’illuminazione pubblica in Italia: sono sei milioni gli italiani che hanno regolarmente paura dopo il tramonto del sole, a causa di un’inadeguata illuminazione pubblica di strade, piazze e giardini, mentre 29,3 milioni di persone si sono sentite, negli ultimi 12 mesi, insicure in un luogo pubblico a causa della scarsa illuminazione. Un dato forse che non era ancora conosciuto ai redattori di “Presa Diretta”, al contrario dell’informazione che a Berlino c’è un lampione ogni 15 abitanti mentre a Mantova 1 ogni 5 – ma le nostre città hanno vie, piazze e palazzi storici un po’ diversi dalla pur affascinante Berlino ricostruita. A ogni modo il tema è d’attualità.

Dall’analisi Censis/Gewiss – che troverà senz’altro voce nel dibattito nella sede di APIL – si apprende che il “consumo annuo pro capite per l’illuminazione pubblica in Italia è di 107 kWh: oltre il doppio della Germania con i suoi 50kWh, della Gran Bretagna con 42kWh e un terzo in più della Francia. Questa cifra è conseguenza dell’installazione di una potenza troppo elevata nei punti luce, con un consumo normalizzato per popolazione di 105 kWh, mentre nell’UE è in media di 51 kWh. Ciò significa che l’Italia ha una potenza installata per superficie urbanizzata più che doppia rispetto alla maggior parte dei Paesi europei”. L’illuminazione pubblica del nostro Paese, pone in luce la ricerca, “è uno dei servizi che porta maggiormente con sé il marchio socioculturale del passato”. Un tema da approfondire anche per altri interessanti risvolti che potrebbero evidenziarsi, oltre quelli citati dal Censis: cioè impianti altamente energivori, come al tempo della disponibilità crescente di energia a basso costo e dell’abbondanza di risorse pubbliche. Mentre è fondamentale “ripensare un servizio d’illuminazione pubblica che tenga in considerazione la sicurezza dei cittadini, la qualità estetica e funzionale degli spazi e i nuovi vincoli di bilancio delle amministrazioni pubbliche”.
“La spesa è alta senza però che si riesca a illuminare adeguatamente strade, piazze ed edifici pubblici” ha detto Massimiliano Valeri, direttore generale del Censis. Aldo Bigatti, Sales & Marketing Director Business Unit Lighting Gewiss, sul tema ha evidenziato come sia “molto forte l’aspettativa dei cittadini nei confronti di progetti di illuminazione delle città in grado non solo di ottenere importanti riduzioni dei costi, ma di fornire benefici diretti ai cittadini migliorando la qualità della luce (ad esempio luci più calde da 3000k), aumentando il senso di comfort e valorizzando il tessuto urbano con nuovi servizi nella direzione delle tanto ambite Smart City”. Oggi questa opportunità esiste grazie alla tecnologia Led, affidando i progetti a figure professionali adeguate come quella del lighting designer. L’auspicio per Bigatti è che le amministrazioni locali vogliano impegnarsi a investire nella ristrutturazione degli impianti di illuminazione esistenti al fine di un contributo concreto e senz’altro apprezzato dai cittadini.

Appuntamento dunque a Milano il prossimo 21 febbraio dalle 18.00 alle 20.00, presso la sede di APIL in Foro Bonaparte 65. I temi, come abbiamo visto, non mancano. E ci saranno altri momenti di approfondimento, di cui vi terremo aggiornati, come sempre, su Luceweb.eu. Per la ricerca Censis commissionata da Gewiss, leggi il nostro articolo a riguardo.

L’evento organizzato da APIL è a partecipazione gratuita con iscrizione obbligatoria. Scrivere a apil@federlegnoarredo.it con oggetto Partecipazione al Light Talk.

Previous STEFANO BORDONE CONFERMATO PRESIDENTE ASSOLUCE
Next RICONOSCIMENTO INTERNAZIONALE A IGUZZINI ILLUMINAZIONE