LA MASCHERA “LUMINOSA” DI CASA BATLLÓ


Casa Batlló

Casa Batlló di Gaudì è uno dei capolavori dell’architettura del XX secolo e non solo: nel 2005 è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco per la sua unicità a livello mondiale.

Ricordiamo un titolo, Il santo costruttore, di un lontano, corrosivo e sempre attuale articolo su Antoni Gaudì di Camillo Langone del 2010 sull'”irriverente” Foglio, allora diretto da Ferrara, dove nel sommarietto si leggeva “Gaudí era un architetto santo e siccome gli architetti contemporanei sono degli indemoniati bisogna usare la Sagrada Familia come si usavano l’aglio e il crocefisso contro i vampiri”. Ricordava il grande Maestro catalano con aneddoti e nomi di edifici, la sua era un’educata polemica di penna con alcuni maestri dell’architettura italiana e i loro “contemporanei” progetti del tutto immemori della storia e della cultura delle nostro paese. Esempi o utopie d’architetture franate miseramente nel paesaggio delle nostre piccole o grandi città le abbiamo sotto gli occhi e ci rimarranno purtroppo ancora per decenni. Alcune volte il significato di globalizzazione, in sé positivo se inteso come viaggio, scambio e conoscenza, gioca brutti scherzi alle amministrazioni pubbliche e ai costruttori privati quando si parla d’architettura!

Qualche storico dell’arte parlando degli edifici di Gaudì e non solo, comprendendo tutto il gotico, ha parlato di Maschere – quelle delle Feste, per determinate ricorrenze religiose, quelle che s’indossano per stupire o sorprendere, insomma quasi personaggi della Commedia dell’Arte –, arrivando a dire che, portando a una scala maggiore il significato del termine, si possono trovare in giro per il mondo interi edifici trasformati in maschere. Come quella splendida del grande catalano!

[cml_media_alt id='3863']Catellani&Smith[/cml_media_alt]

Casa Batlló, costruita tra il 1904 e il 1906, dentro e fuori è in effetti una splendida maschera d’architettura e di design, così altre quattro nello stesso isolato, il cosidetto Manzana de la discordia, che ospita altre opere di architetti modernisti, dall’adiacente casa Amatller di Josep Puig i Cadafalch, alla Casa Lleó Morera di Lluís Domènech i Montaner, dalla Casa Mulleras di Enric Sagnier i Villavecchia alla Casa Josefina Bonet di Marcellià Coquillat.
Una curiosa notizia: al piano terra dell’edificio, inizialmente di 3 piani, accanto all’accesso della casa si trovava allora anche un negozio, quello dello Studio fotografico Lumière.

Ma perché, potrebbe chiedere qualche lettore, stiamo parlando di Casa Batlló? Per parlare di luce!
L’architetto catalano progettò, infatti, l’illuminazione interna ed esterna, collocando luci di grande effetto per il tetto, la torretta e la facciata. Nella parte bassa della facciata concepì dei corpi aggettanti di aspetto zoomorfo e fantastico ripresi dall’art nouveau e dal gotico. Nella parte centrale della facciata cercò un grande effetto di luminescenza, con la collocazione di maiolica frammentata e di vetri istoriati secondo la tecnica del trencadís. La parte alta è invece interamente ricoperta da tegole di ceramica vetrificata colorata. La terrazza evoca l’andamento e le squame del dorso di un drago.

Ora, Catellani & Smith annuncia che le sue scenografiche sculture luminose illuminano l’appartamento della famiglia Batlló. Gli interni di questa meraviglia del Modernismo spagnolo sono stati illuminati con le Macchina della Luce, sculture a sospensione che si integrano perfettamente con l’atmosfera e lo spazio luminoso e dorato dell’edificio. A parete sono state inserite applique PostKrisi, che catturano l’ombra a parete in una giocosa conversazione fra trasparenze e contrasti. A oltre un secolo di distanza la bellezza dialoga senza barriere. E s’illumina di nuova luce, quella indiretta dei grandi dischi dorati che si riflette sulle leggere ondulazioni del soffitto, in cui l’oro delle sospensioni dialoga con quello del legno. Gaudì approverebbe!

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