Oltre la fotografia d’arte, sculture di ologrammi


Dora Tass, Perturbing Objects

Chiusi i battenti della VII edizione del MIA Photo Fair, l’attesa fiera della fotografia d’arte diretta da Fabio Castelli e Lorenza Castelli (130 espositori, di cui 80 gallerie partecipanti, provenienti da 13 nazioni). Si segnala che, oltre alle novità di quest’anno rappresentate da progetti dedicati alla performance e i focus su Brasile, Ungheria e  Asturie (Spagna), nel The Mall di Porta Nuova a Milano hanno catalizzato l’attenzione del pubblico e dei collezionisti gli assemblaggi olografici della serie Perturbing Obejcts di Dora Tass – artista pendolare tra Roma e il New Mexico, laureata in antropologia culturale, che, dopo aver frequentato il corso di pittura all’Accademia di Belle Arti a Roma e folgorata dall’olografia, dal 2006 incomincia un percorso di ricerca condiviso dal 2012 con August Muth (1955), riconoscibile per le sue emblematiche aureole che si espandono nello spazio e pioniere della Holographic Light Art nel suo laboratorio “The Light Foundry” nel New Mexico, dove anche James Turrell realizza le sue opere.

Dora Tass
August Muth, White Flare
Dora Tass
August Muth, White Flare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dora Tass, nell’ambito della sperimentazione di questa affascinante tecnica di riproduzione delle immagini – di maggiore qualità rispetto alla fotografia, che prevede l’utilizzo della luce laser e inventata nel 1971 da Dennis Gabor, scienziato ungherese che ha vinto il premio Nobel della fisica proprio con l’olografia –, plasma materia luminosa, cattura “sculture” impalpabili d’effetto tridimensionale. Le sue stratificazioni di onde luminose di pura materia fotonica, trasparente come una gelatina, dai colori fluidi, giocano sull’inganno dei sensi, destabilizzano la percezione, includono prospettive diverse in cui tutto dipende dal  punto dal quale si guardano le sue opere. Ipnotizzano i suoi assemblaggi d’immagini liquide, che provocano corti circuiti visivi e cognitivi, stranianti, in cui si riconoscono immagini di oggetti significativi, come gli elementi della macchina per scrivere, macchine fotografiche, lenti, occhiali, manifesti, quotidiani, lettere, parole e, di recente introduzione, il dollaro.

Dora Tass
Dora Tass, Perturbing Objects R
Dora Tass
Dora Tass, Perturbing Objects G

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Medium della comunicazione, storia, identità ed economia, Dora Tass, antropologa della luce che contiene il tutto, con la tecnica olografica di registrazione della luce 3D punta sull’interferenza, l’inganno ottico percettivo dando “corpo” non all’oggetto in sé, ma alla sua rappresentazione. Sono opere da vedere e non da raccontare, che immobilizzano la rappresentazione di oggetti di un campionario di archeologia culturale, immagini scolpite con la luce, dilatate nel tempo e nello spazio. Sono oggetti di luce scultorea, immagini ectoplasmatiche, fluttuanti in una dimensione liquida, fluida, mobile come è il nostro pensiero.Queste sculture analogiche si confrontano con la cultura digitale e investigano un potenziale poetico della tecnica olografica, il grado d’impatto pittorico del fotone che implica un processo tridimensionale illusionistico, ridisegnando un campo “estetico” e percettivo in senso completo che coinvolge i nostri sensi. Completano la riflessione sull’arbitrarietà e ambivalenza dell’olografia le opere di August Muth, forme geometriche minimaliste, luminose, in bilico tra materiale e digitale; forme assolute come una rappresentazione e narrazione di varie sfumature luminescenti, stranianti.

 

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August Muth, Nord Afshan
August Muth, Nord Afshan

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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