Effervescente design connection tra artigianato e produzione digitale


(photo © Michael Camisa)

Una tendenza del Salone del Mobile 2017: a Milano basta esserci, e la teatralizzazione di diversi luoghi urbani e quartieri racconta la vitalità, il coraggio e un pizzico di follia collettiva di una città insieme concreta e surreale che si conferma volano di progettualità culturale e icona di stile

 

Calato il sipario sul Salone del Mobile e finito l’estenuante happening collettivo imposto dalla design week che trasforma Milano in un laboratorio di cultura progettuale, dove i protagonisti sono i quartieri, le architetture, i cortili, le case private, i palazzi storici, gli ex edifici storici, le pazzie, i magazzini dismessi, i visitatori, e, quest’anno, anche diverse case automobilistiche. Luoghi da vivere e non soltanto da guardare come piattaforma della creatività, dell’intrattenimento e del divertimento in cui anche il gioco diventa un progetto di cultura.

Il Design Award, l’oscar del Fuori Salone a cui hanno partecipato 40 finalisti, un premio ambito che non ha come fine la sola valorizzazione del prodotto ma anche l’allestimento, è stato attribuito a Tokujin Yoshioka al Superstudio Più (via Tortona 27): un’installazione prodotta da LG, tra le più coinvolgenti, in bilico tra arte e design, filosofia e design industriale ad alta prestazione tecnologica, composta da 15 grandi sedie in vetro simili a moduli minimalisti animati da video poetici e gradazioni cromatiche davvero uniche.

Vincendo su altri 1.152 progetti candidati da 63 Paesi, il Lexus Design Award è stato attribuito a Hiroto Yoshizoe con Pixar: una struttura che sperimenta il potenziale espressivo ed empatico delle combinazioni tra luce e ombra esposta allo spazio “Lexus Yet” in Triennale a Milano. L’altro premio alla migliore tecnologia è stato attribuito a Formafantasma, un duo italiano con sede in Olanda che ha alterato la percezione dello Spazio Krizia (via Manin 19) con una coreografia di luci davvero emozionanti.

Prodotto e allestimento coincidono alla perfezione nell’intervento di Maarten Bass in un ex magazzino della Stazione Centrale in via Ferrante Aporti 19, il nuovo distretto rivelazione del Fuori Salone di quest’anno, con una foresta di megafoni e sedie in un apparente disordine, abitata da voci, racconti, bisbigli, poesie, sussurri e mai grida di vissuti, davvero poetico. Anche l’installazione della Panasonic (via Brera 28) ha conquistato pubblico e critica: ideata come storytelling polisensoriale, da vivere più che da raccontare, in cui il Giappone e la tradizione Zen incontrano l’innovazione e la cultura digitale, dove si annullano le distanze tra passato e presente. A questo ambizioso progetto multimediale hanno contribuito anche le opere realizzate da un gruppo scelto di studenti dell’Accademia di Brera. Non hanno vinto premi ma sono da citare con Sole di Notte CastagnaRavelli e Filippo Ghisleri per Azul, l’installazione nel cortile dell’Università Statale composta da lastre di marmo brasiliano Azul, riconoscibile per il colore azzurro, illuminate da un pallone aerostatico dal diametro di sette metri che, salendo fino a 40 metri, si accende al tramonto.

(photo © Michael Camisa)

Da non perdere, poiché ancora in corso, la mostra nello studio dell’architetto Luca Cipelletti (che ha presieduto la giuria del Milano Design Award), trasformato di recente in spazio per mostre, dibattiti ed eventi, dove David Tremlett, riconoscibile per i suoi wall drawing, tiene conversazioni intorno alla relazione non pericolosa tra arte e architettura. L’opera più surreale, che ha incantato e che si è impressa nella memoria dei design victim di tutto il mondo, è senza ombra di dubbio la Giostra in Ferrante Aporti 15: 30 oggetti rieditati in versione total white in movimento sul carosello di Lee Broom, enfant prodige nel mondo del teatro, della moda e del design, di casa a Milano dal 2012, quando debuttò a Ventura Lambrate.

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