PAOLO RIZZATTO: GIOCARE CON SFERE DI LUCE


Paolo Rizzatto

LUCE ha incontrato Paolo Rizzatto da Ghidini1961, per cui ha disegnato una lampada a sospensione a saliscendi in ottone lucidato

Un materiale inedito per lei, come si è trovato?
Per me i materiali sono tutti uguali, essere moderni non vuol dire lavorare solo sui nuovi materiali come il kevlar o il carbonio, ma con tutti indistintamente. Sono dei mezzi con cui si ottengono i nostri oggetti, tutti i materiali hanno una loro vita e sono interessanti. L’ottone è un materiale che per la sua qualità di riflettere mi è sempre piaciuto, quindi quando ho trovato un’azienda che lo lavora con grande maestria e che ha una lunga tradizione industriale ho potuto realizzare un oggetto che lo valorizzasse al meglio. Ghidini1961 ha già in produzione sfere di ogni diametro come elementi primari e componenti per le sue collezioni; mi è bastato osservare queste sfere per farmi ispirare. In più le nuove tecnologie, come i LED, mi hanno consentito di impiegare un unico cavo molto sottile per l’alimentazione e il sostegno. Questi due elementi, sfera e cavo, hanno generato una lampada che gioca sull’equivoco tra il contrappeso e la sorgente. Nel mondo dell’illuminazione la sfera è stata, fin dagli anni Sessanta con Arteluce di Sarfatti, la forma perfetta più diffusa; tutto risiedeva, e risiede tuttora, nella sua bellezza pura.

Paolo Rizzatto

Ci racconta la sua interpretazione?
(Prende in mano le due sfere, N.d.A.) Qui il gioco sta nel poter creare composizioni libere: il contrappeso permette di giocare con le altezze e la disposizione verticale delle sorgenti, in più si possono ideare configurazioni a più lampade secondo le proprie necessità creando lampadari enormi. Mettendo contrappesi e sorgenti equidistanti si ha percezione di un unico lampadario e non di quattro, o più, elementi singoli sospesi. È un giocare ironico con forma e funzione, abbiamo un’unica forma con due funzioni completamente diverse. Qui l’abbiamo presentata nella versione ottone lucido, ma sono possibili tutte quelle che vogliamo. Penso a una versione con le sfere di colori diversi, un po’ come il celebre appendiabiti di Charles Eames, divertente e funzionale. La forma della sfera è ricorrente e mi ha sempre affascinato, se unita con dell’ironia ancora meglio.

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