QUANTUM DI MARCO BRIANZA E AMEDEO CAVALCHINI


Il progetto Quantum, presentato da Artemide durante Euroluce 2017, è nato dalla collaborazione progettuale di Marco Brianza e Amedeo Cavalchini. È frutto di una ricerca portata avanti dall’artista della luce Marco Brianza, che ha studiato scienze informatiche, assieme a Amedeo Cavalchini, di formazione architetto e a lungo collaboratore di Paolo Rizzatto in Luceplan.

Sono partiti, come ci raccontano nel nostro incontro nello showroom di via Manzoni 12, dalla volontà di riprodurre artificialmente una luce naturale, e quindi dinamica, negli ambienti. Volevano creare un tipo di luce che potesse essere modulabile e programmabile assecondando sia esigenze individuali sia il light balancing in luoghi collettivi.

Abbiamo chiesto ai due progettisti come è nata la loro collaborazione e come hanno scelto il nome Quantum. “Amedeo Cavalchini e io abbiamo entrambi caratteristiche importanti che si completano”, ci spiega Marco Brianza, “Amedeo ha la competenza di architetto e lighting designer e io mi considero uno sperimentatore della luce e dei media, video digitali e pixels, che in questo caso sono utilizzati non come unità minime di immagine, ma di luce. Il nome Quantum, da cui il progetto prende il nome, è l’unità minima di energia trasferibile nella fisica della luce. Ci interessava ottenere una luce, o meglio delle condizioni di luce, più che disegnare un nuovo apparecchio luminoso. Volevamo svincolare il più possibile la funzione luminosa dalla forma dell’apparecchio che la emette e fare una luce il meno possibile statica. Inizialmente quando abbiamo scelto Artemide, per feeling, era un oggetto lampada che poi abbiamo sviluppato. Per Artemide è un innamoramento ancora dai tempi di progetti come Metamorfosi, per il concetto di the Human Light, la loro filosofia di progetto”.

Il loro progetto Quantum è un sistema di apparecchi cilindrici appesi molto semplici, quasi citazioni dei tubi neon di Dan Flavin. All’interno i cilindri sono dotati di molteplici micro-sorgenti LED, distribuite in tutta la lunghezza. Le lampade tubolari possono essere allestite e raggruppate nello spazio in vari modi e sono controllabili a distanza nel tempo sia per intensità che per tonalità di colore, calda o fredda. Al momento è prevista luce solamente bianca.

L’intento dei due progettisti è quello di ottenere una luce artificiale che sia completamente libera nello spazio e nel tempo. Con Quantum la luce bianca può essere variata in modo discontinuo e dinamico e quindi le tonalità che vengono percepite da chi si trova nell’ambiente sono il risultato di un’addizione luminosa delle temperature di colore delle varie sorgenti del sistema. Grazie alla possibilità di controllare ogni singolo punto luce all’interno della struttura di ogni tubo, Quantum permette di variare la posizione e la direzione dell’emissione luminosa, proprio come fosse una intelaiatura nello spazio; chiediamo ai due autori di descrivercela. “Non abbiamo una singola campanella a disposizione, ma le canne di un vero e proprio organo”, ci risponde Amedeo Cavalchini, “per ottenere delle atmosfere di luce, per stare bene e per lavorare bene. Vogliamo creare non un momento di stupore momentaneo, ma una poesia continua.”

Tutti i parametri possono essere gestiti attivamente e puntualmente o anche casualmente, tutte possibilità che ci fanno avvicinare alla percezione della luce naturale. Con Quantum si aprono molte possibilità come, ad esempio, programmare fotometria variabile nello spazio, come luce dall’alto o dal basso, luce diretta o indiretta e naturalmente le loro combinazioni. Le luci possono anche essere accese seguendo geometrie diagonali. Le tonalità possono essere regolate nel tempo per seguire i ritmi circadiani. Infine si possono applicare variazioni pseudo-casuali ai parametri di posizione e colore.

Le funzioni sono ottenute tramite un software interattivo che permette al progettista e all’utilizzatore di modificare lo scenario senza intervenire fisicamente sugli apparecchi. Quantum è gestibile tramite rete Wi-Fi con protocolli su TCP/IP per l’integrazione con applicazioni di Internet of Things.

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