LA LUCE DI ROMA


La luce di Roma
© ACEA

In una splendida  cronaca quasi saviniana ma, ahimé, con lieve puntiglio retorico, Francesco Merlo, editorialista di Repubblica, nelle settimane scorse ha scritto sul suo giornale, pagina doppia con molte foto di Roma illuminata: “La protesta è sicuramente antimoderna e fa venire voglia di schierarsi con la luce intensa e arida dei led che purtroppo però nella vecchia Roma sono indifendibili perché grotteschi come il nonno con l’orecchino che avrebbe il dovere di non essere moderno. La modernità nella capitale dell’antico non si dovrebbe vedere, invisibile come sarebbero la banda larga e la raccolta differenziata, per dirne due” – per quanto riguarda la prima il paese arranca quasi in fondo alla classifica europea, della seconda vediamo i risultati ormai da anni nelle strade di Roma e anche nel centro storico, N.d.A.  L’avrete capito, stiamo parlando del più grande intervento di sostituzione dell’illuminazione pubblica attualmente in corso in Europa, che porterà alla capitale un risparmio economico di circa 19 milioni di euro l’anno. Un progetto Made in Italy frutto di una gara tra 13 aziende qualificate, non solo italiane.
Prosegue Merlo: “E invece per risparmiare un po’ di soldi e sentirci come a Los Angeles, la sera in via Panisperna non c’è più l’ombra. E quando si fa davvero tardi è inutile cercare la preziosa oscurità che attorno a Santa Maria in Trastevere ogni notte ricreava l’atmosfera che fu l’educazione sentimentale dell’Europa, l’esotismo degli americani che qui hanno casa, Trastevere in provincia di New York, con il dolce giallo-arancione depotenziato di Via dei Panieri dove Woody Allen ambientò la sua bella cartolina romana, To Rome with Love” – quest’ultimo, è vero, è proprio una cartolina e basta, occasione forse per una bella vacanza del grande regista in Italia! N.d.A.
Insomma, una narrazione con una serie di immagini di ricordi di Roma: quella delle strade immortalate in Vacanze romane con Gregory Peck e Audrey Hepburn, della fontana di Trevi o di via Veneto della Dolce Vita di Fellini, dei viali percorsi dalla Vespa con in sella Moretti in Caro Diario e, perché no, del dopoguerra con i vicoli di Roma di Fellini, città sacra e profana insieme, di Poveri ma belli di Risi, col Tevere e il miracolo economico alle porte, ma anche le periferie di Uccellacci e uccellini, di Roma città aperta e altri.

La luce di Roma
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Merlo, lealmente, riconosce che la sua visione è forse “letteratura turistica, ma proprio per questo investimento da curare, luce da smorzare e non da accendere, con la speranza che Roma rimanga il chiaroscuro del quadro mentale del mondo che cerca il mondo fuori di sé”.
Dopo questa citazione, che non lo è senz’altro, retorica, poetica e d’ambiente di Passeggiate romane di Stendhal o Viaggio in Italia di Goethe, inizia il suo lungo, curioso, personale viaggio notturno per le vie della capitale guardando i lampioni, la luce sospesa e i led: Santa Maria Maggiore, via Lanza, via Cavour, piazza della  Madonna dei Monti, piazza Venezia, piazza di Spagna e piazza del Popolo, l’Esquilino, Torbellamonaca, Pigneto, Valenti, via Giolitti, via Gioberti e le strade che portano alla stazione Termini. E in questa cronaca piacevolmente un po’ arruffata, con pennellate colte frutto del suo elegante sarcasmo un po’ ustionante ma anche denso di citazioni, poesie e nomi di poeti ­– da Rugantino a Trilussa, da Pasquino al Belli –, ci sembra di essere in un film sogno di Woody Allen. La Roma che si conosce infatti è più quella di Sorrentino, quella dei balli incandescenti e abbaglianti sulla grande terrazza de La Grande Bellezza, che ne mostrano la decadenza infinita, o della passeggiata solitaria di Gambardella all’alba sul lungo Tevere, per l’occasione molto ma molto riordinato!
Merlo non ci descrive affatto la città con i suoi monumenti, la sua bellezza, la storia e le sue piazze, che certo non brillano da decenni per attenzione e cura, ma quello che sono forse i suoi ricordi, i suoi sentimenti per la città eterna, per i suoi paesaggi e colori che solo il grande cinema, grandi registi e scenografi possono ancora mostrarci e far rivivere com’erano, ma ormai solo in pellicola!
E della sua Roma, più che delle luci gialle o lievemente ambrate, dei nuovi led forse vuole ricordarci o, scrivendone, rammentarci la disperazione di quartieri periferici finalmente ora illuminati, di strade ora più rassicuranti,  e anche dei tanti no in questo paese: no-tav, no-global, no-ogm, no–incenitori, ecc.

Quella Roma di cui, con garbo, Merlo tra le righe ci mette all’erta, “quella che piace agli intellettuali”, di cui egli stesso avverte che “è vero bisogna diffidare quando si mobilitano gli intellettuali sempre pronti a qualche nuovo girotondo, ma qui ci sono Legambiente, il FAI, Italia Nostra, sia Sgarbi sia la sinistra, gli attori”.
Di certo non quella che piace ai romani che la mattina attendono ore per prendere i bus di ATAC per recarsi da una parte all’altra della città,  quella dei palazzi o monumenti storici che avrebbero bisogno di urgenti cure,  quella  del territorio piegato da ferite urbanistiche miserabili e così via, l’elenco è lungo. E il FAI, Italia Nostra, lo stesso Vittorio Sgarbi, meritatamente, ogni giorno ci richiamano a difesa di questo patrimonio culturale e artistico.  E così Merlo, giornalisticamente corretto, cita anche il New York Times e l’articolo firmato dalla corrispondente Elisabetta Poveledo “sulla guerra di strada tra il caldo dell’oro – dell’illuminazione precedente pensiamo, N.d.A. – e la crudeltà del led”, virgolettando qualche ironia della corrispondente su “la città eterna che ama lamentarsi in eterno” e la “qualche saggezza moderatrice per un dibattito ‘dove non tutti si sentono disturbati’ dalle novità e qualcuno pensa che ‘the switch is more smoke than light […]’, con un gioco di parole perché switch è il cambiamento certo, ma è anche l’interruttore”.
Ricordiamo che il  progetto per la sostituzione dei vecchi apparecchi a scarica promosso da ACEA presentava dei requisiti vincolanti non solo per essere adeguato all’attuale normativa, ma richiedeva  anche un approccio differenziato sulle varie aree d’intervento suddivise per tipologia d’impianto e modalità di realizzazione, per rispondere al meglio alle differenti geometrie ed esigenze fotometriche delle città.  Partendo dalle aree più periferiche, con un incremento dei livelli di qualità e sicurezza e con un risparmio annuo dei consumi  superiore al 55%.

La luce di Roma
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Ecco perché quell’interruttore forse dovremmo usarlo per questioni più importanti. Non che questa sia minore, ma 19 milioni di euro risparmiati l’anno per una città  grande e indebitata come Roma non sono pochi, mentre  la tecnologia che avanza a passi da gigante e il talento di chi ha promosso il progetto potranno portare anche a qualche correzione di tiro in breve tempo nella città eterna.  Acea e il Comune di Roma, infatti, si sono proposti come campo applicativo e sperimentativo delle prossime innovazioni nel settore dell’Adaptive Lighting, cioè l’illuminazione regolata in tempo reale in funzione di traffico, meteo e luminanza della strada.

Al contrario, ricercare l’ombra della Città perduta vuol dire essere fuori dal proprio tempo; quello stesso tempo che il paese, ma anche Roma, ha grande bisogno di recuperare per cercare il futuro che è già domani.  Quel futuro, per esempio, che Milano, illuminata a led da tempo ormai, pur dotata di molte terrazze in cima ai propri palazzi, sta vivendo ormai come protagonista. Forse perché lo è stata nel libro Ascolto il tuo cuore, città, definita da Savinio “dotta, robusta e meditativa, la più romantica delle città italiane”, che si scopre passeggiando e che si presenta come “città tutta pietra in apparenza e dura” mentre è “morbida di giardini interni”. E splendidamente moderna capitale oggi! Savinio, in questo cammino, s’accompagna a un’amica fedele, l’ironia, intesa come “maniera sottile d’insinuarsi nel segreto delle cose”.  Forse anche per Merlo, in questo articolo scrittore più che giornalista, il suo passeggiare tra le strade e le luci di Roma è il pretesto su cui ricamare divagazioni e regalare ai suoi molti lettori i frammenti di una sottile confessione su una città che forse ha amato molto, di cui da scrittore sente forte la nostalgia, di cui però ora può solo rievocare il passato, lontanissimo, e ben poco invece del suo presente.
Scriveva Shakespeare:L’amore non vede con gli occhi, ma con la mente”. Come forse ha fatto Merlo, proprio da scrittore, parlando di led ma pensando invece a Stendhal, Fellini, Moretti o Gregory Peck  con Audrey Hepburn per le vie di Roma sulla nostra amata Vespa, made in Italy.
Allora penso che anche a Francesco Merlo, lo scrittore, la nuova illuminazione a led nel tempo non sarà del tutto sgradita se contribuirà, come ci auguriamo, a portare nuova luce nella città eterna!

 

 

 

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